Il Territorio Nonantolano

Nonantola l’antico borgo mediovale!!

Un tuffo nella storia,nella natura e gastronomia

Una storia che viene dall’età del bronzo!!

Il territorio di Nonantola, secondo l’Archeologia, conobbe i primi insediamenti a partire dal XIV sec. a.C., mentre alcune parti della provincia di Modena (Fascia collinare ePedemontana), videro i primi occupanti a partire dal Paleolitico e Neolitico. Quindi benvenuti siamo siete tra vecchi amici!

Ora et labora

La Storia

 

Il monastero di Nonantola, fondato da Anselmo è uno dei monasteri più insigni ed antichi della Val Padana, forse la prima vera e propria fondazione benedettina in tutto il nord Italia. La vita monastica si articolava attorno alla Regola di San Benedetto. Fedeli al motto “Ora et Labora”, i fratres organizzarono le proprie giornate in modo regolare, alternando i turni di preghiera al lavoro manuale: erano assai spesso esperti in diverse arti e crearono quindi attività ed officine, cosicché anche il commercio fiorì intorno alle grandi abbazie. L’operato dei monaci fu fondamentale per la cura del territorio e della cultura.

La storia da scoprire

Nonantola va vissuta in pieno, partendo dalla sua storia benedettina , per poi vivere le sue frazioni e la sua natura che ospita un’oasi incontaminata ricca di fauna, per poi conoscere le sue origini della Partecipanza agraria e infine con la sua eccellente  gastronomia ricca di ristoranti che propongono vari menù.

La Partecipanza

Agraria

Una tradizione millennaria

La Partecipanza Agraria di Nonantola è l’unica nella provincia di Modena ed è la più antica fra le sei Partecipanze emiliane (Nonantola, Sant’Agata Bolognese,S. Giovanni in Persiceto,Cento,Pieve di Cento,Villa Fontana – Medicina) tuttora esistenti. La sua origine deriva dalla Carta del 1058 dell’Abate Gotescalco di Nonantola, che concede al popolo nonantolano il diritto d’uso sul terreno coltivabile posto all’interno dei confini del paese.

1058 : la carta di Gotescalco abate del monastero

Questo documento, conservato presso l’Archivio Abbaziale di Nonantola, incise profondamente sulla vita della comunità sorta intorno ad uno dei più importanti monasteri d’Europa in quanto fissava quelle speciali convenzioni economiche e sociali che diedero inizio alla consuetudine dello sfruttamento comune dei beni abbaziali, legando con un vincolo fortissimo gli uomini di Nonantola alla loro terra. L’Abate concesse in perpetuo a tutti gli abitanti del luogo, divisi in maiores, mediocres e minores, secondo l’estrazione sociale, il privilegio del godimento dei diritti fondamentali riguardanti la libertà della persona, il diritto d’uso della terra coltivabile posta entro i confine del territorio nonantolano ed una vasta estensione di boschi, paludi e prati da poter sfruttare per il pascolo e il legnatico. L’Abate stabilì le rogle per poter usufruire di tali privilegi: in primo luogo l’obbligo della residenza , la trasmissione ereditaria della terra per via mascolina, l’onere della costruzione di tre quarti delle mura di fortificazione del borgo e quello della difesa del monastero e del territorio di Nonantola contro tutti i nemici.

Il territorio nell’antichità

Da quando Gotescalco concesse l’uso comune di pascoli e boschi e paludi ai contadini di Nonantola, per molti secoli, le possibilità di sfruttamento di questi beni furono per loro molteplici e differenziate. Nel bosco di Nonantola, esteso per circa 900 biolche, caratterizzato da querce e carpini associate ad aceri, pioppi, olmi e salici, con un folto sottobosco di arbusti di biancospino, ligustro, prugnolo, rosa di macchia si estraeva la legna per l’edilizia e il riscaldamento, si allevavano allo stato brado i suini e altri animali, si cacciava. Nel bosco di Nonantola vivevano stabilmente cinghiali, caprioli, daini, volpi e conigli: il lupo è documentato fino alla fine del 1600. La pesca si praticava nei canali che attraversavano il bosco o che scorrevano attraverso le valli e i prati erano destinati al pascolo dei bovini e alla produzione di foraggio. Per molti secoli i terreni lavoratici votati in particolare alla produzione di cereali furono relativamente poco estesi in Partecipanza. La presenza del bosco incise a lungo e in modo estremamente significativo sull’economia di Nonanantola: esso, conservato per secoli, ma adattato alle esigenze di sfruttamento dell’uomo, fu abbattuto completamente alla fine del 1800. Ha lasciato, comunque, un’impronta profondissima tanto che oggi è uso dire “andare nel bosco” intendendo per bosco l’intero territorio della Partecipanza.

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